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Ultima chiamata

2021-08-25 17:01

Maurizio Sapora

Ultima chiamata

Questa nota sarà lunga e vagamente angosciante: io vi ho avvertito.

Ultima Chiamata

 

 

 

Questa nota sarà lunga e vagamente angosciante: io vi ho avvertito.
Partiamo dalla prima affermazione: la razza umana sta portando il pianeta ad un punto di non ritorno, oltre il quale diventano nulle le possibilità di mantenere un equilibrio ecologico compatibile con la vita dell'uomo. Anzi, probabilmente quel punto è già stato superato.
Se non siete d'accordo su questo siete salvi: potete smettere di leggere il seguito, perché tutte le considerazioni a seguire partono da questa convinzione.
Bene, se state ancora leggendo significa che siamo d'accordo, almeno fin qui.
Vi starete chiedendo che diavolo c'entra questo con una lista civica per le elezioni in un municipio di Roma...c'entra, c'entra. E nel seguito di questo immane pistolotto cercherò di spiegarlo.
Cos'è che fa sì che, nonostante le evidenze degli sconquassi climatici, nonostante i ghiacciai che si sciolgono ad un ritmo impressionante, nonostante le temperature di 50 gradi in Canada e di 20 in luoghi della Groenlandia dove non si era mai superato lo zero, nonostante i protocolli firmati e mai rispettati dai G7, G8, G20, G faccia lei, la stragrande maggioranza dei governi mondiali prosegua ad alimentare le cause di un disastro più che annunciato?
La risposta è semplice: il libero mercato.
Il libero mercato si basa su un assunto semplice e lineare: poiché l'essere umano è per natura individualista, il massimo risultato in termini di benessere collettivo lo si ottiene mettendo tutti in condizione di competere col minimo dei vincoli e delle limitazioni per perseguire il proprio interesse personale. Questo, secondo tale teoria, dovrebbe produrre il massimo risultato ed il massimo profitto che poi, attraverso quello che viene definito "sgocciolamento verso il basso" della ricchezza, renderebbe possibile una vita dignitosa anche a chi la competizione l'ha persa.
Come direbbe Quelo "la risposta è dentro di te...e però è sbagliata".

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A Bełchatów, in Polonia, c'è la centrale a carbone più inquinante al mondo, ma che produce il 20% del fabbisogno energetico del Paese. Il governo polacco ha promesso che chiuderà questo ecomostro entro il 2036, ma è facile prevedere che, senza accordi in compensazione, i polacchi non accetteranno di pagare molto di più di quanto pagano oggi per l'energia che dovrebbero comprare da qualche altro Paese...in ogni caso, per non sbagliare e per mantenersi competitivi con la produzione polacca, diversi stati europei, a partire dalla vicina Germania, hanno ripreso ad investire nelle centrali a carbone. Se ne parla, sottovoce, anche qui in Italia, alla faccia della transizione ecologica.
A proposito, mentre si riempie la bocca di futuribili politiche green, il nostro governo "dei migliori" autorizza nuove trivellazioni alla ricerca di fonti fossili di energia, non rinnovabili ed altamente inquinanti. Perché? Perché non siamo autosufficienti dal punto di vista energetico e per rendere la nostra produzione competitiva sul libero mercato dobbiamo fare ogni sforzo per ridurre il costo dell'energia che siano costretti a comprare all'estero.
Tutto vero ed inevitabile all'interno della logica del libero mercato...peccato che questa logica stia portando il pianeta al collasso.
Ma c'è un altro frutto avvelenato figlio della logica del libero mercato: l'individualismo sfrenato, che viene sollecitato ed incoraggiato, nella convinzione che ognuno si salva da solo ed ognuno è artefice del suo destino.

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Nelle allucinanti diatribe seguite alle misure di contenimento della pandemia, nelle guerre tutti contro tutti che scoppiano dal condominio fino al governo nazionale, nell'insofferenza di ogni regola che riguardi me, ma l'invocazione di ogni esemplare punizione se a violare la regola sei tu, nei "prima gli italiani", nei "tornatene a casa tua", ogni giorno, in ogni situazione, si può vedere l'effetto di questo mantra dell'io, che si identifica in un noi solo se si tratta di annientare qualche voi, sempre visto come nemico.

Ma questa logica ferocemente individualista ha generato un mondo dove un numero sempre minore di persone detiene una quantità sempre maggiore delle ricchezze globali: quale irragionevole convinzione spinge la maggioranza delle persone a credere di poter essere dalla parte dei pochi che hanno tutto e non da quella dei tanti che non hanno niente? Vi basta sperare di vincere alla lotteria, di diventare Ronaldo o Fedez, di "svoltare" in politica per accettare il rischio molto maggiore, che è quasi certezza, di vivere una vita precaria, senza servizi essenziali garantiti, senza gioia e sempre col coltello tra i denti?
E adesso veniamo al perché una lista civica per le elezioni in un municipio di Roma c'entra con queste considerazioni.
Il contrasto alla logica del libero mercato ed alla sottostante logica dell'individualismo può nascere solo dalla consapevolezza che è un sistema sbagliato ed insostenibile, per l'essere umano e per l'eco-sistema che lo ospita. Ma il sistema di potere che sostiene il libero mercato ha strumenti potentissimi e molto efficaci per prevenire il formarsi di questa consapevolezza e pensare di combattere la battaglia su questo terreno è irrealistico: per ogni articolo scritto, per ogni ricerca scientifica, per ogni libro pubblicato, ci sono migliaia, milioni di stimoli mediatici, che passano per i social, per la TV, per la stragrande maggioranza dei media, che ci inducono a pensare che il sistema sociale in cui viviamo sia "il migliore dei mondi possibili" e che se siamo quelli sconfitti la colpa è solo nostra e dobbiamo impegnarci di più, con più cattiveria e meno scrupoli, per passare dalla parte dei vincitori.

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Questa narrazione non si batte a parole: la sola speranza di contrastarla in modo efficace è nella costruzione di una comunità locale solidale che, attraverso le pratiche quotidiane di un mutualismo inclusivo e che non lascia indietro nessuno, ricostruisca il senso del noi, non più come contrapposizione ad un fantomatico nemico, ma come proposta di cura reciproca, nella consapevolezza che il benessere collettivo non può nascere dallo spasmodico tentativo di prevalere sugli altri.
La comunità locale è basata sulla prossimità, sulla conoscenza e sul rispetto reciproco e dovrebbe trovare la sua espressione ed il suo supporto nelle istituzioni di prossimità, come è il Municipio, che ne dovrebbe favorire lo sviluppo e la crescita.
Questo è l'obiettivo che ci siamo dati, nello scegliere di partecipare alla competizione elettorale: un obiettivo che ha un senso soltanto se la lista è davvero espressione di un modo diverso di concepire la vita sociale.
È un obiettivo lontanissimo e la strada da percorrere è piena di difficoltà. Difficoltà che stiamo già sperimentando in questa fase di preparazione, perché il "mantra" per cui ognuno si salva da solo è potente ed è penetrato troppo a fondo nel tessuto sociale per essere scardinato con facilità.

D'altra parte, se vogliamo mantenere accesa una speranza di futuro, questa è l'unica strada che possiamo percorrere.