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Eco-suicidio

2021-07-07 17:39

Maurizio Sapora

Eco-suicidio

Da giovane mi capitò l'occasione di trasferirmi a lavorare e vivere in Canada. Rinunciai: faceva troppo freddo.

 

 

 

"Da giovane mi capitò l'occasione di trasferirmi a lavorare e vivere in Canada. Rinunciai: faceva troppo freddo.

Recentemente, appena all’inizio di questa estate 2021, nella Columbia Britannica le temperature hanno raggiunto quasi i 50° e sono morte centinaia di persone per il troppo caldo."

 

 

 

Da giovane mi capitò l'occasione di trasferirmi a lavorare e vivere in Canada. Rinunciai: faceva troppo freddo.

Recentemente, appena all’inizio di questa estate 2021, nella Columbia Britannica le temperature hanno raggiunto quasi i 50° e sono morte centinaia di persone per il troppo caldo.

Ma non hanno fatto il record...in Kuwait e nel subcontinente indiano la temperatura è arrivata a quasi 55°. In alcune zone in pieno sole si sono toccate punte di più di 70° e girano immagini impressionanti di serbatoi dell’acqua che si afflosciano come palloncini sgonfi e semafori semi-liquefatti. Non è dato sapere quanta gente sia morta: in quelle zone, tra guerre, miseria e malattie la morte è di casa.

Intanto, nonostante le immagini di qualche documentario che mostrano orsi polari alla deriva su lastroni di ghiaccio che va sciogliendosi e iceberg dalle dimensioni impressionanti che si staccano dalle coste della Terra del Fuoco, della banchisa artica e dei ghiacciai dell'Antartide non si parla più... siamo troppo presi a far ripartire l'economia. Per sostenere la quale e per battere la concorrenza, tutti i paesi responsabili dell'effetto serra, dagli USA alla Cina, dal Brasile all'India e a tutta la UE, si riuniscono ogni tanto, fanno grandi proclami per la riduzione delle emissioni, ma sempre spostando il limite un po' più in avanti nel tempo, poi comunque, per non sbagliare, dei proclami e degli accordi se ne fottono allegramente, fino alla stesura del prossimo, inutile "protocollo". Nessuno ascolta i geografi e i meteorologi che, dagli anni 70 del secolo scorso, ci stanno dicendo che stiamo segando il ramo sul quale siamo seduti e che il punto di non ritorno per l’equilibrio dell’ecosistema si sta avvicinando sempre più rapidamente. Abbiamo probabilmente una ventina d’anni, forse qualcosa di più, ma sicuramente il pianeta collasserà prima della fine di questo secolo, rendendo l’ambiente di fatto inospitale per la vita umana.

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I ragazzi dei Fridays For Future, sulla scia del “fenomeno” Greta Thunberg ce lo stanno ricordando e dovremmo tutti fare tesoro del detto dei nativi americani che ci dice che la Terra non è una eredità ricevuta dai nostri antenati, ma un prestito avuto dai nostri successori, ma lo scriteriato sistema infernale che abbiamo deciso di scegliere e che nessuno pare avere intenzione di abbandonare si regge in piedi solo con un continuo aumento della produzione e dei consumi, costi quel che costi. E oltre a costare dolore, miseria e morte per una grandissima parte dell’umanità, questo sistema insensato sta costando la distruzione del pianeta che ci ospita. Consumiamo risorse non rinnovabili e produciamo una mole di scorie che non c’è modo di smaltire, sperando sempre che il conto lo paghi qualcun altro, ma si sta avvicinando il momento in cui non sarà più possibile scaricare il problema in qualche “altrove”.

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Sotto la banchisa artica, che si sta disgregando, giacciono enormi quantità di gas metano, che è uno dei principali responsabili del riscaldamento globale. E più l’ecosistema si scalda, più la banchisa si scioglie, liberando gas metano che contribuisce a scaldare ulteriormente l’atmosfera: un loop infernale, del quale però i “grandi” del Gqualcosa (7, 8, 20…) non hanno voglia di occuparsi; hanno troppo da fare a darsi battaglia commerciale, con colpi sopra e sotto la cintura, per il controllo del 5g, perché devono poter sfruttare al massimo la tecnologia che permetterà loro di raggiungerci ovunque siamo e proporci sempre nuovi e sempre più pervasivi modelli di consumo.

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Quel consumo insensato e senza limiti che sta distruggendo il meraviglioso pianeta che ci ospita.

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Pare che la leggenda del suicidio di massa dei lemmings sia, appunto, una bufala: gli animali sono troppo saggi per mettere a repentaglio la sopravvivenza della specie...gli animali.

Il genere umano però si è elevato al di sopra della condizione animale, quindi è in grado di sacrificare all'economia e al "vantaggio competitivo" la sua stessa esistenza.

 

Morale: visto che il meteorite non si decide ad arrivare, ci stiamo attrezzando in proprio.